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“Il
Dubbio” e i nostri dubbi
In
scena al Teatro Diana di Napoli fino al 2/3/’08,
“il Dubbio”, per la regia di Sergio Castellitto,
è stato accolto con calore dal foltissimo pubblico
della prima serata, suscitando un grande interesse,
sia per l’argomento trattato che per la presenza
dell’affascinante e giovane Prete, interpretato
da Stefano Accorsi, più volte applaudito con
entusiasmo. Molti gli stimoli e le sensazioni che gli
attori hanno donato al pubblico napoletano, tanto che,
alla fine del primo atto, molti hanno sentito l’esigenza
di scambiarsi impressioni ed opinioni a caldo, in un
clima di grande cordialità e compiacimento.
“Il
Dubbio” è uno spettacolo efficace, sobrio
ed elegante, ambientato nel 1964 in un Istituto cattolico
del Bronx.
La vicenda, tratta dal romanzo di John Patrick Shanley,
si svolge un anno dopo l’uccisione del Presidente
degli Stati Uniti J.F. Kennedy in un’america disorientata,
che stenta a ritrovare lo slancio verso gli ideali di
progresso e di rinnovamento.
Padre Flynn, prete giovane e brillante, è l’incarnazione
dello spirito libero, anticonformista, che oppone l’amore
e la gioia, alla rigidità ossessiva delle regole
imposte dalla direttrice dell’Istituto.
In un crescendo sempre più aspro, il confronto/scontro
tra Lucilla Morlacchi, Suor Aloysia, la direttrice e
Stefano Accorsi il giovane Padre Flynn, è un
susseguirsi di chiaro-scuri, un’alternanza di
luce ed ombra, da cui emergono alternativamente i due
personaggi, con sguardi ed espressioni contrastanti,
in un improbabile processo di mimesi.
All’interno di una scenografia essenziale, con
un croce di luce sullo sfondo, personaggi tanto simili
ai nostri prossimi, della consueta ed impenetrabile
quotidianità, danno vita ad un dialogo ricco
di eleganti stoccate, che lasciano ben presto il posto
agli implacabili colpi di sciabola.
L’attenta ed equilibrata regia di Castellitto,
favorisce l’innesto tra, gli intervalli temporali,
nei quali si svolge l’azione drammaturgica e le
cronache della vita reale dei crimini legati alla pedofilia,
non con riferimenti a fatti realmente accaduti, ma ad
un livello di maggiore profondità, attraverso
elementi percettivi della quotidianità, esterni
all’azione scenica e relazionati in un sistema
interpretativo complesso.
Per cui, ogni sguardo, ogni espressione assunta dai
personaggi in scena, passa attraverso il filtro delle
nostre conoscenze/incertezze e il dubbio si fa strada
oltre ogni limite, non per lode brechtiana, ma per le
voci interiori di un coro eterogeneo e silenzioso, che
percepisce la presenza-assente del bambino, il destinatario
delle attenzioni di affetto di Padre Flynn, o, al contrario,
la facile preda, in quanto povero e nero, del prete
pedofilo.
Da questa prospettiva, si supera la dicotomia tra la
suora severa ed il prete innovatore, attraverso una
sorta di eterogenesi dei fini , per cui questi personaggi,
più che dalle semplici apparenze, sembrano caratterizzarsi
per le azioni del loro lato oscuro, che possono riuscire
a fini diversi da quelli che sono da loro perseguiti.
Così come, gli atteggiamenti della giovane suora
e maestra felice, che al primo sospetto sceglie di rinchiudersi
nella sua ingenuità o quelli della madre del
bambino che non vuole sapere, pur di garantire al figlio
quella comprensione/affetto di cui lui ha tanto bisogno
“almeno fino a giugno”, assumono una dimensione
incredibilmente reale, restituendoci uno spaccato di
inquietante quotidianità.
Gli indizi contro Padre Flynn, sono pochi ed in parte
offuscati dalla bella interpretazione di Accorsi e ci
fa piacere ritenere che sia lui la vittima delle resistenze
tradizionaliste di Suor Aloysia.
Anche se, le troppe quotidiane presenze-assenti , ci
inducono a dubitare sia dei modi gentili, sia degli
abiti che i pedofili indossano: nei disegni dei bambini
vittime di abusi, questi orchi sono tutti rappresentati
con dei grandi artigli.
Da questa disumana dimensione, le osservazioni minuziose
al limite della maniacalità di Suor Aloysia,
nell’eccellente interpretazione della Morlacchi,
sembrano mostrarci il rovescio della medaglia e, paradossalmente,
unitamente alla severità ed alla fermezza, diventano
gli unici atteggiamenti che si contrappongono al peggiore
di tutti i crimini, tanto incomprensibile quanto riluttante,
da far precipitare, alla fine, nel dubbio più
profondo anche la “truce “ ed irremovibile
Suor Aloysia. |