| Sinossi |
Emmanuelle
Béart e Stefano
Accorsi vestono
i panni di due deliziosi
amanti clandestini
in Nous trois, una
storia romantica
ambientata nel 1972
in un piccolo paese
della Francia apparentemente
innocente. Tutto
è osservato
dagli occhi di Sébastien,
un bambino di 6
anni che considera
sua madre Marie
la donna più
bella del mondo.
La immagina come
la Regina d’Inghilterra,
che sorride e saluta
la folla dal balcone
di Buckingham Palace.
Suo padre, un inventore
senza successo che
si nasconde nel
seminterrato lavorando
a inutili invenzioni,
non ha spazio nella
sua fantasia. Un
giorno, arriva una
coppia di giovanie
attraenti vicini
di casa, Philippe
e Michèle.
Subito Philippe
conquista il cuore
di Marie, e la loro
storia adultera,
condotta senza troppa
discrezione, dà
a Sébastien
un Principe azzurro
da mettere al fianco
di sua madre, la
Regina. Nel suo
secondo film, il
regista Renaud Bertrand
dirige una storia
tra la commedia
e la tragedia, lasciando
recitare agli attori
il loro fatidico
dramma come marionette
davanti agli occhi
innocenti di un
bambino.
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| Curiosità |
(da
www.allocine.fr)
Ruolo
dell'ultimo minuto
Audrey Dana racconta
che la sceneggiatura
le è stata
data un mese prima
dell'inizio delle
riprese perché
l'attrice scelta inizialmente
non ha potuto fare
il film. Audrey Dana
aggiunge: "Non
avevo assolutamente
previsto di riprendere
il lavoro perché
avevo appena avuto
un figlio e avrei
girato un grosso film
poco dopo. Quindi
ho letto la sceneggiatura,
dicendomi che per
accettarlo doveva
veramente piacermi,
e che il ruolo dovesse
essere diverso da
tutti quelli che avevo
interpretato fino
a quel momento. Ho
adorato l'idea, l'epoca,
il tema, l'ho trovato
estremamente poetico."
La
scelta degli attori
Renaud Bertrand spiega
la sua scelta degli
attori principali:
"Jacques Gamblin
faceva parte del mio
universo immaginario,
un dato di fatto.
E' un grande attore,
umile e incandescente.
Lo capisci con poche
parole. Rappresenta
alla perfezione questo
padre fragile e meraviglioso
che non chiede altro
che rivelarsi.
Emmanuelle Béart
è magica, cattura
l'obiettivo. Quando
lei è in scena
non esiste più
nulla, ed è
ciò che il
bambino sente per
sua madre. E' così
che lui la vede, e
il film è visto
attraverso i suoi
occhi. E' un'attrice
sincera, interamente
devota ai suoi ruoli,
cosa che le permette
di entrarci del tutto.
A volte è molto
bella e altre è
molto provata nel
film; è magnifica.
Sapevo, proponendole
il ruolo, che sarebbe
stata vibrante e giusta.
Conoscevo Stefano
Accorsi grazie
a diversi film che
mi erano piaciuti.
E' l'incarnazione
della seduzione. Il
suo talento, la sua
intelligenza gli permettono
di metterla al servizio
di un film, di un
personaggio. Serviva
questo per incarnare
Philippe, sex-symbol
di periferia suo malgrado,
gentile, sensibile
e vigliacco.
Audrey Dana è
incredibile, l'avevo
vista in due film
dove si buttava nei
suoi personaggi con
un'energia impressionante,
senza timori. Dietro
tutto ciò si
intravede un'emozione
viva. E' esattamente
questo tipo di coinvolgimento
che serviva a Michèle,
il personaggio che
interpreta."
Riprese
lussemburghesi
Il film è girato
in Lussemburgo. Renaud
Bertrand riferisce:
"Mi sentivo libero
in questo paese sconosciuto
per ricostruire l'universo
del bambino e costruire
quello del film. Lavoravamo
con collaboratori
di diverse nazionalità,
tutti molto brillanti
e pieni di passione.
(...) Laggiù
c'è una comunità
di gente che ama il
cinema, che lavora
in un ambiente fraterno,
è molto rassicurante."
Primo
incontro
Renaud Bertrand ha
incontrato il giovane
Nathan Georgelin sul
set della serie Sa
raison d'être.
Il regista racconta:
"Avevo appena
finito di scrivere
Nous Trois
e ho capito subito
che era lui che avrebbe
interpretato Sébastien.
Gliel'ho detto in
quel momento. Nel
frattempo, ha avuto
diverse proposte per
dei ruoli principali
ma li ha rifiutati
per poter fare il
mio film."
L'immaginario
in Super 8
In Nous Trois, le
visioni immaginarie
del bambino sono filmate
con una cinepresa
Super 8. Il regista
Renaud Bertrand spiega:
"Quando ero bambino,
certe famiglie si
filmavano in Super
8. Lo trovavo magico,
molto rassicurante.
Come se si considerassero
abbastanza importanti
da mettersi in scena
per accedere ad una
forma, anche se maldrestra,
di rappresentazione
di loro stessi. Lo
sgranato del Super
8 mi rimanda a quell'emozione,
quindi agli anni 70."
Nuova
collaborazione
Jacques Gamblin aveva
già lavorato
con Renaud Bertrand
in Les Irréductibles
(2005), con Emmanuelle
Béart in L'Enfer
(2005) e con Stefano
Accorsi in Les
Brigades du Tigre
(2006).
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